Se n'è accorto anche Berlusconi, che giorni fa si è dilungato sul tema in un'intervista: «Chi avesse intenzione di votarmi, non vorrei si limitasse a barrare il simbolo senza aggiungere il mio nome nello spazio per le preferenze». Appunto. E nel partito c'è chi se ne approfitta. A Catania si racconta la storia di una vecchietta che - avvicinata da un candidato del Pdl - si è vista porgere un «santino», il foglietto con i nomi prestampati da votare. Ce n'erano tre, «ma manca Berlusconi», ha osservato la signora. «Certo che c'è», è stata la risposta: «Sta scritto qui. Basta metterci la croce sopra». In tutte le circoscrizioni, non solo al Sud, vengono distribuiti «santini» con terne di candidati dalle quali è escluso il Cavaliere. In Sicilia e Campania girano i foglietti, nel Lazio addirittura ci sono i manifesti. È davvero un particolare tipo di franchising politico, che prevede lo sfruttamento del marchio (Berlusconi) senza obbligo di dazio. Il punto è che le Europee saranno il vero congresso del Pdl, lì si misureranno Forza Italia e An che di fatto non si sono ancora fuse, lì si scontreranno i loro candidati uniti solo nelle liste. In più stavolta non si gioca con le regole del «porcellum» ma con le preferenze multiple. Servirebbe un corso di laurea per capirne le infinite applicazioni, solo chi viene dalla Prima Repubblica ne conosce i trucchi. Vizzini - che a suo tempo prese la laurea in materia - si è accorto di alcuni strani giochi: «combinazioni a incastro» tra candidati, per trombare colleghi del partito di provenienza; «codici identificativi» per capire quanto vale un portavoti nella sua zona di competenza...
Il fatto è che tutte le varianti scoperte escludevano comunque il premier dalle preferenze. Così ha convocato alcuni amici candidati: «Se non volete perdere voti, date sempre Berlusconi come prima scelta. Perché se i nostri elettori escono di casa per andare al seggio, non lo fanno per voi ma per lui». L'alibi di chi viene beccato in flagrante è sempre lo stesso. Come dice Baccini «tutti danno per scontato che il Cavaliere attiri l'elettorato di opinione. Invece gli serve anche il voto organizzato per arrivare al record ». Perciò l'ex ministro di scuola dc ha organizzato un convegno per il 5 giugno a Roma: «E lì dirò solo una cosa. 'Scrivete sulla scheda Silvio Berlusconi'». Ma il premier non è immune da colpe: è complicato con tre preferenze chiedere il voto per sè e anche per le «giovani candidate» che ha voluto in lista. Il leader del Pri Nucara rammenta l'intervento di Berlusconi alla riunione del coordinamento calabrese del Pdl: «Ci ha chiesto di votare in massa per la Matera. Ma se due candidati in una regione stringono un'alleanza per sostenersi a vicenda, resta poi un solo voto. Perciò quel voto in Calabria bisogna darlo al premier o alla Matera?».
OAS_AD('Bottom1');C'è poi chi non va per il sottile e punta solo su se stesso. A Roma l'europarlamentare uscente Antoniozzi - forzista dalla fede incrinata perché gli era stata preferita una velina - sui manifesti ha messo solo il suo nome. La Russa invece, conscio che la sua candidatura era stata osteggiata da Berlusconi, ha tappezzato Milano con il nome del Cavaliere accanto al suo. È sicuro che accadrà la stessa cosa nelle urne? Ogni voto è prezioso per il premier se vuole fare il record. Ed è vero che ieri era festante per l'ultimo sondaggio, ma gli esperti dicono che ci sarà un calo di votanti in numeri assoluti, perché si voterà nel week end e non ci sarà la coda del lunedì. In più si prevede un flop delle preferenze, per desuetudine e stanchezza degli elettori. Il forzista Napoli, che batte il Piemonte palmo a palmo, ammette l'esistenza del problema: «Come se non bastasse, molti cittadini saranno chiamati a votare anche per le Amministrative. Tra Comunali, Provinciali ed Europee, devono fare i conti con tre diversi sistemi di voto e per paura di sbagliare sono orientati a mettere solo la croce sul simbolo di partito. È una fatica spiegare cosa fare». Insomma, tra «bachi» trucchi e regolamenti di conti interni nel Pdl, il record di Berlusconi ora è a rischio. Certo nel Pd tutti vorrebbero avere i suoi problemi.
Data: 30-05-2009