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Dal blog: "Il partito regionale che non c'è"  (18 settembre 2009)

Se fino ad oggi non avevo ancora espresso la mia preferenza sul segretario regionale del Pd, non era per un imbarazzo sulla scelta della persona. Era per una fortissima ritrosia a mettere insieme le due discussioni sul livello nazionale e su quello regionale. Sono contrario alla regola che le due primarie e i due congressi siano tenuti contestualmente. Le conseguenze sono chiarissime ed inevitabili: primo, si discute pochissimo del progetto, della strategia, della classe dirigente regionale; secondo, avremo il segretario regionale di Bersani, di Franceschini, di Marino. Così si uccide l'idea stessa del partito federale.
Avevo sostenuto questa tesi a metà luglio "Strutture e regole da cambiare". Ho dato poi un esempio di ciò che intendo con il post "Quale candidato presidente?".
I cittadini devono percepire che la nostra politica risponde ai bisogni del territorio, che la nostra è una strategia regionale, che i candidati e le alleanze si costruiscono qui e non a Roma.
In Italia c'è da moltissimo tempo una situazione singolare. Abbiamo le Province deboli sul piano amministrativo e i partiti provinciali forti. Al contrario le Istituzioni regionali sono forti sul piano politico-amministrativo mentre i partiti regionali sono debolissimi. E' sempre stato così. La situazione deve cambiare. Per noi è vitale e urgente che cambi con questo congresso.
Anche sul piano regionale le mozioni congressuali sono in larga parte sovrapponibili. Quella del Segretario uscente Maurizio Martina, che due anni fa avevo votato, è naturalmente più collaudata e dentro i problemi. Dopo due anni tribolati una sua riconferma consentirebbe al Pd di mettersi subito al lavoro per le elezioni di marzo. Anzi credo lo stia già facendo e credo sia meglio non interrompere questo lavoro.

Data: 18-09-2009



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