Sul federalismo, le considerazioni del DPEFR sono tutto sommato abbastanza condivisibili. Peraltro la partita del federalismo fiscale ormai è in mano al Governo nazionale. Annoto soltanto che la legge approvata recentemente a Roma è molto diversa e distante dalla proposta di legge che era partita dal Consiglio regionale della Lombardia. Per fortuna, perché io ritengo assai migliore quella del Parlamento rispetto alla proposta regionale. Però, Assessore Colozzi, non c’è un solo accenno, o forse mi sbaglio e lei mi correggerà, all’applicazione del terzo comma dell’articolo 116 della Costituzione sul federalismo differenziato. Ricordo con quanta passione questo Consiglio aveva affrontato questo problema e ricordo la spaccatura nel Centrosinistra, con Margherita e DS - allora eravamo due Gruppi separati - insieme con voi a sostenere i dodici campi del federalismo differenziato e la Sinistra aspramente contraria. E ricordo anche la successiva polemica col Governo Prodi, che aveva aperto un “Tavolo”, qui a Milano ma che non produceva secondo voi della maggioranza i risultati attesi. Oggi il vostro DPEFR ignora tutto questo e guardate che il federalismo fiscale –Assessore Colozzi, lei ce lo può insegnare – non può prescindere dal federalismo differenziato. Al contrario la riduzione delle sproporzioni finanziarie ed economiche oggi davvero insopportabili fra regioni ordinarie e regioni straordinarie passa anche dalla corretta applicazione dell’articolo 116 della Costituzione. Questi concetti erano stati espressi da tutto, o quasi, il Consiglio regionale.
La seconda questione. Manca del tutto la problematica dell’attuazione statutaria, si dice qualcosa per la verità, ma la volontà di completare l’autoriforma non c’è. Conosco l’obiezione: questa è una competenza che spetta al Consiglio regionale più che a un documento di governo. Vi ricordate all’inizio della legislatura quando il Presidente Fontana, e poi con molta enfasi il Presidente Albertoni, dicevano “questa sarà una legislatura costituente”? Io sorridevo, ma non per cinismo, per realismo. Certo abbiamo fatto lo Statuto, il Regolamento Generale, figuratevi se io riduco lo Statuto e il Regolamento ad atti ordinari, ma non bastano, sono decine le leggi che sono investite dall’attuazione statutaria. Il DPEFR fa cenno soltanto al CAL, cioè al Consiglio delle Autonomie Locali, al quale anche noi attribuiamo molta importanza, ma della Commissione statutaria di garanzia non c’è traccia. Così come del Comitato paritetico di valutazione e controllo al quale noi abbiamo assegnato una straordinaria rilevanza. Eppure io sono convinto che nella prossima legislatura, questo Consiglio si valorizzerà nella misura in cui accanto alla funzione legislativa eserciterà quella della valutazione e del controllo. Che non serve all’opposizione, serve a tutto il Consiglio e anche alla Giunta, che naturalmente è implicata direttamente dentro lo scenario della valutazione e del controllo. Infine non si parla della Commissione pari opportunità, in sostanza non si parla degli strumenti di riequilibrio fra Consiglio regionale e potere esecutivo.
Quando Arturo Squassina, Luciano Muhlbauer e Mario Agostinelli insistevamo sulla centralità che il Presidente riceveva dallo Statuto io rispondevo “è assolutamente così”. Nell’orizzonte istituzionale abbiamo dato questa centralità al Presidente, non per distrazione, per superficialità o perché l’ha voluta l’Assessore Colozzi. Però insieme a questa cebntralità abbiamo portato altre norme che erano quelle relative a un riequilibrio che non si ottiene se l’attuazione statutaria, come si fa nel DPEFR, viene ignorata.
Vengo all’obiezione che questo problema riguarderebbe il Consiglio regionale, non il Governo e quindi nemmeno il documento di programmazione economico-finanziaria. È un’obiezione che non regge perché nel nostro ordinamento, diversamente da altri ordinamenti federali, non c’è la separazione fra Governo e Consiglio, c’è una distinzione di funzioni. E poi il Presidente della Regione è Consigliere regionale ed è il capo della maggioranza per riconoscimento politico e statutario. L’iniziativa legislativa il nostro Statuto la assegna proprio al Presidente della Regione.
Nel DPEFR si parla di legge elettorale, ma in una maniera assolutamente minimalista, si dice soltanto che andrà tutelata la rappresentanza delle Province. Che sia minimalista questa interpretazione non lo dico io. Quando abbiamo concluso i lavori della Commissione e quando abbiamo votato lo Statuto noi abbiamo presentato otto punti di legge elettorale, uno riguardava la rappresentanza consiliare per Provincia. Ma poi c’era il mantenimento del voto di preferenza, l’eliminazione o la riduzione del listino, la determinazione delle quote minime di candidature per entrambi i sessi, la non immediata rieleggibilità del Presidente dopo due mandati, la definizione del regime di ineleggibilità e di incompatibilità. Parlerò di questi due ultimi punti in particolare. Il primo: quando in Commissione Statuto e in Consiglio abbiamo discusso della non immediata rieleggibilità del Presidente l’obiezione che anch’io ho fatto, corroborato dagli esperti, è stata che questa è una questione che va posta nella legge elettorale. C’è una legge dello Stato che all’articolo 2, comma f), prevede che la non rieleggibilità del Presidente sia stabilita dalla normativa regionale. Questo indirizzo stando al DPFR non viene attuato. È chiaro che non avrebbe ricadute immediate sul Presidente della Regione, perché la norma riguarda il futuro, non il pregresso, ma la norma ci vuole e deve essere posta sul tavolo.
Poi c’è la problematica dell’incompatibilità, dell’ineleggibilità, del conflitto di interesse che è questione delicatissima e rilevantissima. Faccio due esempi, uno riferito all’Assessore Cattaneo, che mi è capitato di difendere in più di un’occasione. Quando ero Presidente della Giunta delle elezioni è arrivata sul tavolo l’ipotesi dell’incompatibilità dell’Assessore Cattaneo a far parte del Consiglio di amministrazione della SEA. Io avevo tenuto distinta la discussione sul piano del diritto e sul piano dei fatti. Dicevo “può darsi che ci sia un’incompatibilità di fatto, ma in punta di diritto non c’è nessuna incompatibilità”. Questa mia posizione era stata sostenuta anche da Porcari a nome dei Ds(non c’era ancora il PD) ed era stata decisiva, perché voi sapete che la Giunta delle elezioni si basa sul voto a testa, non sul voto ponderato. La motivazione qual era? “Scioglieremo questo nodo dentro questa legislatura, quando approveremo la nuova legge elettorale”.
Seconda questione, il Consigliere Ce’ in Commissione aveva molto insistito per disciplinare nel Regolamento il conflitto di interesse. La mia tesi, poi accolta dalla Commissione, era “non è problematica di Regolamento, ma di legge elettorale”, compito che ci spetterà, dicevo, tra qualche settimana. Bene, questa materia è sparita con un colpo di magia. È una beffa politica perché era materia compresa nel patto bipartisan per Statuto e Regolamento, risulta agli atti. Per questo ho difeso lunedì mattina la proroga della Commissione e ho avuto una risposta molto acida da quel maestro di bon ton che è il Presidente Galli. La mia era la difesa della Commissione, non della mia Presidenza. Parla per me la mia biografia, in questa istituzione ho svolto tutti gli incarichi possibili salvo quello di Presidente della Regione. Ma cosa volete che mi importi di tre mesi in più di Commissione speciale, se non il lasciare un’autoriforma completa alla prossima legislatura? È un orgoglio istituzionale e politico che dovrebbero sentire tutti. Stefano Galli però non ha tutti i torti quando dice, perché così mi ha detto, “ma guardi che questa è una cosa che interessa solo a lei, non interessa a nessuno, nemmeno alla sua parte politica”. Io dico che anche l’opposizione ha sottovalutato l’importanza e la profondità dell’attuazione statutaria, per tante ragioni. C’è chi ha paura che con la legge elettorale si possa introdurre una soglia di sbarramento che li metta in difficoltà, c’è chi forse ha ritenuto che io abbia svolto la Presidenza in maniera fin troppo bipartisan, ma questo era il mandato che mi ero assunto.
La maggioranza ha cambiato idea sul’attuazione statutaria? Sui patti le idee non andrebbero cambiate facilmente, ma ammetto che la maggioranza possa farlo. Ebbene viene qui, argomenta e dibatte. È così che si eleva la qualità politica e funzionale del Consiglio regionale. Il Presidente del gruppo Pdl Valentini potrebbe dire – come ha ammesso in Commissione – “è vero, non è un’inadempienza della Commissione. Dicevo io al Presidente di non presentare la bozza di legge elettorale perché noi della maggioranza non eravamo pronti”. Se Valentini parlerà questa sera confermerà questo dato, che è un dato politico.
Col DPEFR la stagione di autoriforme è praticamente finita, non ce n’è traccia, ormai c’è una propensione chiara, irreversibile di carattere elettorale. Eppure alcune riforme istituzionali potrebbero essere completate benissimo anche alla vigilia delle elezioni. Avviene così normalmente, come abbiamo visto anche per la riforma elettorale del Parlamento qualche tempo fa. È sempre un errore rispondere con un pugno chiuso ad una mano aperta, è la dimostrazione di una debolezza politica e insieme di una forza numerica che si manifesta in modo prepotente.
Concludo col nodo del rapporto esecutivo-legislativo. Se ci fosse qui il Presidente Formigoni, che io stimo come persona, poi la polemica politica è altra cosa, gli direi questo – ma lo dico all’Assessore Colozzi –: Presidente, non riduca la Regione ad un’agenzia amministrativa, perché c’è una democrazia regionale da far vivere. Il governo è più grande della dimensione puramente amministrativa e la democrazia è più grande della dimensione di governo. Questa è la nostra cultura istituzionale, Colozzi, comune non soltanto tra me, lei e il Presidente. Credo che sia comune a molti o a quasi tutti noi, ed è un peccato ignorare i punti fondamentali di questa cultura costituzionale, secondo i quali la politica non può essere imprigionata dentro schematismi di carattere amministrativo e di puro potere. Questa è la posizione che io sostengo a nome del Gruppo Pd malgrado la leggera critica che ho rivolto prima a tutto il Centrosinistra. Spero che ci sia ancora tempo e volontà per discutere questi temi e ringrazio tutti per l’attenzione che in questi due anni è stata dedicata alle problematiche istituzionali, che per me sono il cuore vero e autentico della politica.
Allegato: 29_luglio_2009.doc
Data: 29-07-2009