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Disciplina del Consiglio delle Autonomie Locali
(20 ottobre 2009)

Questa è la prima legge di attuazione dello Statuto di Autonomia. Due sono le ragioni per una sua approvazione bipartisan. La prima è che Statuto e Regolamento sono stati elaborati ricercando l'unità e raggiungendola quasi completamente. La seconda è che lo Statuto, all'articolo 54, disciplina il Cal in maniera consistente lasciando alla legge istitutiva solo pochi elementi,  sia pure rilevanti.
Il motivo per il quale lo Statuto ha scelto una definizione ben strutturata del Cal è chiarissimo. Si tratta di un organismo previsto direttamente dalla Costituzione.
Queste sono le ragioni per le quali il Pd ha presentato soltanto cinque emendamenti.  Avremmo potuto presentarne di più, ma abbiamo scelto di prendere come testo di riferimento il Pdl della maggioranza ed estrarre dal nostro Pdl solo alcune proposte che riteniamo indispensabili per una legge che sia in armonia con la costituzione e con lo statuto.
In Commissione si è voluto concludere l'esame in due riunioni in due giorni consecutivi pur non essendoci alcuna urgenza.  Il Cal infatti, per volontà della maggioranza da noi non contrastata, sarà costituito nella prossima legislatura. Dato questo fatto in Commissione, confidiamo che l'esame degli emendamenti possa recuperare un supplemento di necessario ripensamento.  Nel merito degli emendamenti parleremo in seguito.
Voglio fare solo alcune considerazioni generali.  Sulla prima, si è soffermato l'Assessore Colozzi in Commissione chiedendoci che cosa intendiamo quando parliamo del Cal come di un "organo". Questa definizione non è nostra. Il Cal è "organo di consultazione fra la Regione e gli enti locali" secondo l'articolo 123 della Costituzione. È la natura stessa del Cal che impone una strada normativa a tutela e garanzia della sua autonomia. Da questa sua fisionomia costituzionale discende ad esempio che il Consiglio regionale non ha nessuna prerogativa di intervenire sulla vita del Cal dopo che sia stato costituito.

Detto questo due considerazioni che riprenderemo con gli emendamenti. Una sulle autonomie sociali, l'altra sui provvedimenti di carattere generale e sui regolamenti. È certo che le forze sindacali rientrino a pieno titolo tra le autonomie sociali la cui presenza nel Cal è prevista e richiesta dall'articolo 54 dello Statuto. Anzi, è giusto affermare che proprio i sindacati, assieme alle rappresentanze dei datori di lavoro e al terzo settore, sono le prime tra le autonomie sociali a cui si riferisce l'articolo 5 dello Statuto. Lo cito perché si tratta di una norma decisiva in questa discussione. Questo articolo dispone che "la Regione riconosce e garantisce le autonomie sociali come espressione del naturale processo di aggregazione delle persone e assicura la loro partecipazione alla formazione degli indirizzi generali della politica regionale". Sarebbe perciò del tutto incoerente che queste autonomie sociali venissero escluse dall'organismo deputato a garantire la loro rappresentanza all'interno dell'istituzione.
È vero che c'è un'altra norma dello Statuto che tende ad assicurare questa partecipazione. L'art. 14 riconosce che al Consiglio regionale spetta di definire la consultazione continuativa di associazioni, categorie e parti sociali. Questa potrebbe essere un'altra via praticabile per rispondere alla norma dell'articolo 5 che ho prima citato. Ma se le forze sindacali ritengono di far parte del Cal, la mancanza di questa partecipazione potrebbe essere definita come violazione dallo Statuto.
La seconda considerazione riguarda l'articolo 54, dello Statuto che assegna alla legge la possibilità di "individuare ulteriori provvedimenti di carattere generale per i quali sia previsto un previo parere obbligatorio da parte del Cal". I regolamenti di cui si è discusso in Commissione,  purtroppo in modo affrettato, sono o no provvedimenti di carattere generale? La risposta è certamente affermativa. Sono atti della pubblica amministrazione e, in senso più ampio, dell'esecutivo, ma sono anche atti normativi di carattere generale.
Noi abbiamo ridotto al minimo negli emendamenti i regolamenti da sottoporre al Cal. L'ANCI presieduto da Attilio Fontana, sindaco leghista di Varese ed ex Presidente del Consiglio regionale e la Conferenza hanno richiesto ben altro. L'abbiamo fatto perché vogliamo approvare questa legge insieme alla maggioranza. Perciò un vostro diniego sul nostro emendamento sarebbe incomprensibile.
La chiosa finale è semplice e chiara. I cittadini non hanno interesse in queste tematiche. E dunque le nostre considerazioni sotto questo profilo sono acqua sul marmo. È altrettanto vero però che queste materie istituzionali, se non si prestano al giudizio dell'elettore, sottostanno però al giudizio del Consiglio regionale e non solo.
Sarebbe bello dire un giorno, anche su queste materie  "meno male che un giudice a Berlino c'è".

Allegato: relazione_cal_20.10.2009.doc

Data: 21-10-2009



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