WASHINGTON - Nel suo primo discorso sullo stato dell'Unione alle due camere riunite del Congresso, Barack Obama annuncia un programma ambizioso: rilancio dell'occupazione nel 2010 e il risanamento dei conti pubblici nel 2011. Cita i 7 milioni di posti persi nei due anni di recessione, con la disoccupazione che ha superato la barriera del 10% per la prima volta dal 1983, e promette: la priorità della Casa Bianca è creare nuovi posti di lavoro, con ogni mezzo. Per esempio con la costruzione di infrastrutture per i treni ad alta velocità, misure di sostegno all'export e alla piccola industria, una deroga sugli sgravi fiscali per la classe media
RICETTA PER IL RILANCIO - Per il rilancio dell'economia Obama anticipa la sua ricetta articolata in quattro punti: riforma finanziaria; innovazione, soprattutto nell'energia; più esportazioni (l'obiettivo è raddoppiarle in cinque anni così da sostenere 2 milioni di posti di lavoro); maggiori investimenti nell'educazione. Sul fronte finanziario, Obama vuole una «riforma seria» e propone di utilizzare 30 miliardi di dollari dei fondi restituiti da Wall Street per aiutare le banche regionali a concedere credito alle piccole e medie imprese, «il vero motore della crescita occupazionale del Paese». «So che a Wall Street l'idea non piace - spiega -, ma gli istituti che possono permettersi di distribuire di nuovo pesanti bonus, possono permettersi anche di pagare una modesta tassa. Non sono interessato a punire le banche ma a proteggere la nostra economia». Il presidente sollecita dunque una regolamentazione più stringente su Wall Street a assicurato di non voler scaricare sulle generazioni future il peso dell'enorme deficit di bilancio: 1.416 miliardi di dollari nel 2009 e 1.350 miliardi previsti per il 2010. Per tre anni saranno congelate le spese pubbliche non indispensabili e sarà costituita una commissione bipartisan per definire un'agenda di lungo periodo sul programma di riduzione del rosso nei conti pubblici. Un'iniziativa che l'opposizione repubblicana ha definito «lodevole ma insufficiente».
RIFORMA SANITARIA - Sulla riforma della sanità, che rischia lo stallo al Congresso ora che i democratici hanno perso la maggioranza in Senato, Obama riconosce di avere commesso errori ma lancia un appello al Congresso a completare l'opera superando le divergenze: «Per quando avrò terminato il mio discorso ancora più americani avranno perso la loro assicurazione sanitaria - avverte -, milioni di loro la perderanno quest'anno. Io non intendo abbandonare questi americani e non dovrebbero farlo neppure i presenti in questa Camera». Il presidente ha invitato tutti a riconsiderare il problema con calma e di avanzare suggerimenti: «Quello che chiedo al Congresso è di non girare le spalle alla riforma. Non adesso che siamo così vicini al traguardo. Troviamo insieme un modo per completare l'opera a beneficio del popolo americano». L'appello ha raccolto applausi anche tra alcuni repubblicani. Obama ha poi chiesto al Congresso di approvare la legge sul clima, anch'essa bloccata in Senato, perché «offrire incentivi all'efficienza energetica e alle fonti pulite è la cosa migliore da fare per il futuro». Quindi, tornando a criticare la sentenza della Corte Suprema sui finanziamenti elettorali, ha detto che è necessario porre «limiti stringenti» ai contributi dei lobbisti ai candidati.
«NON MOLLIAMO» - A dieci giorni dalla sconfitta in Massachusetts e nel momento più difficile della sua gestione, il presidente lancia un messaggio di speranza: «È stato un anno difficile. La nostra amministrazione ha avuto delle battute d'arresto, alcune meritate. Ma noi non molliamo, dobbiamo cogliere il momento giusto per ricominciare e portare avanti il sogno». Infine, parlando di Haiti, ricordando gli «oltre 10mila americani che stanno lavorando, insieme a molte altre nazioni, per aiutare la gente a riprendersi e a ricostruire». Il Congresso ha applaudito l'ambasciatore haitiano Raymond Joseph, che era tra gli ospiti della first lady Michelle.
Data: 28-01-2010