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Modifiche delle norme per il riordino degli enti di edilizia residenziale pubblica ed istituzione delle Aziende Lombarde per l’Edilizia Residenziale (ALER) (25/06/2002)

ADAMOLI Giuseppe Non parlerò della politica della casa, del PREP, e cioè del piano di edilizia residenziale pubblica, o degli altri provvedimenti che sono in itinere da qualche tempo presso il Consiglio regionale, presso la Commissione quinta. Intanto lo ha già fatto molto bene chi mi ha preceduto, e cioè Bonfanti, ma mi pare che parlando di questi contenuti si finisca per annacquare invece il contenuto specifico del provvedimento che è oggi in esame e che è un contenuto dal mio punto di vista grave. Io non sono mai abituato ad usare parole troppo forti, ma credo che questo PDL sia davvero sbagliato sotto tutti i punti di vista, e mi concentrerò su alcuni di questi errori. Intanto si dice che è un provvedimento limitato e parziale, ed è vero, Bordoni, non investe affatto la riforma generale delle ALER, però va al cuore della questione del potere di gestione delle ALER, e da questo punto di vista è una legge sconvolgente. La sostanza è chiarissima, la Regione prima di questo provvedimento aveva, ha tutt’oggi due membri su cinque dei Consigli di Amministrazione delle ALER, tre erano di derivazione degli enti locali; con questo provvedimento la Regione ne ha cinque su sette, gli enti locali esprimono soltanto due rappresentanti, c’è una chiara mortificazione del ruolo dei Comuni e delle Province, ma soprattutto dei Comuni, che credo debbono avere un ruolo importantissimo in materia di edilizia residenziale pubblica, perché il cittadino, come ricordava anche mi pare Cipriano, poi si rivolge al Comune, non alla Regione, quando ha bisogno di un aiuto importante in una materia così delicata. In sostanza, cambia la struttura di potere delle ALER e cambia la natura stessa delle ALER. Bordoni dice, lo abbiamo sentito in Commissione anche da parte di altri membri della maggioranza, ma questi sono enti strumentali, ma lo erano anche prima, Bordoni, non è cambiato nulla a questo riguardo, non c’è una virgola della legislazione nazionale o regionale fatta in questi ultimi anni che abbia prodotto un minimo di cambiamento per quanto riguarda la strumentalità delle ALER. Non è cambiata la legislazione. Se noi andiamo a vedere anche la riforma della Costituzione approvata dal referendum popolare del settembre/ottobre scorso, noi vediamo che c’è un’assegnazione pressoché totale della competenza in materia di edilizia residenziale pubblica alla Regione, ma della competenza legislativa; per quanto riguarda la competenza amministrativa, questa rimane, anzi è rafforzato il concetto della responsabilità amministrativa in capo agli enti locali, in modo particolare ai Comuni. Allora cosa è cambiato? Io direi così, è cambiata la volontà della Regione, che è diventata volontà di dominio, non vedo un’altra spiegazione. Questa mi sembra la radice culturale, se volete, del provvedimento che è oggi in esame. La prova ulteriore sta nel fatto che vi è uno spostamento netto della responsabilità politica, uno spostamento che attribuisce alla maggioranza, comunque vadano le cose nell’assegnazione dei due posti lasciati al Comune e alla Provincia, che va alla maggioranza regionale la responsabilità politica della conduzione delle ALER. In sostanza, con quattro membri questa maggioranza del Consiglio regionale è padrona dovunque, in tutte le realtà nelle quali un’ALER è costituita. Io però do più rilevanza al cambiamento della struttura di potere e della natura delle ALER, che non allo spostamento di responsabilità politica. E’ un provvedimento federalista questo, come alcuni hanno suggerito in Commissione, è una bestemmia dire una cosa del genere, trovate altre motivazioni. Allora trovo preferibile chi dice “poiché l’ALER è un ente strumentale della Regione, che sia la medesima maggioranza regionale a guidare anche le ALER”. E’ un ragionamento che va oltre, va sopra, contraddice un ragionamento serio sul federalismo, lo posso anche comprendere, ma quando mi si dice che questo è un provvedimento che va seriamente inserito nel discorso di una maggiore autonomia degli enti territoriali, be’, mi sembra che si sia davvero toccato il massimo della ipocrisia, a meno che per regionalismo e per federalismo non si intenda toglierlo ai Comuni per darlo alla Regione. Bordoni, in che rapporto sta questo provvedimento con la sussidiarietà? Trovami una ragione che lega in qualche modo il principio della sussidiarietà a un provvedimento come questo. In che rapporto sta con la decenza di un disegno autonomista serio? Che senso hanno le parole che si consumano nelle Commissioni, nei convegni, nei seminari, nella Commissione Statuto, se poi il risultato è questo? Ma poi c’è anche una questione di tempi, e finisco rapidamente perché non mi interessa davvero parlare soltanto dei contenuti di questo provvedimento. Stiamo discutendo il PREP finalmente, assessore, dopo mesi. Abbiamo visto la prima bozza, la stiamo discutendo, avete presentato gli emendamenti, ne presenteremo altri, lo stiamo prendendo molto sul serio. Perché non collegare al PREP questo provvedimento? Ma soprattutto si dichiara l’intenzione, l’Assessore l’ha fatto più di una volta, più di due, più di tre, di una riforma generale delle ALER. Ma se riformiamo le ALER e siamo qui a parlarne ancora in autunno, perché questa anticipazione, se non per l’ansia di entrare in possesso di un potere che fino ad oggi, ancora oggi è condiviso con gli enti locali? A me pare, anche qui non voglio usare parole troppo forti, ma mi pare che ci sia una volontà normalizzatrice, cioè la volontà di normalizzare tutto, anche quel che avviene nella cosiddetta periferia, che però non è periferia, usare la parola “periferia” per città come Milano, Varese, Como, Brescia, mi sembra davvero fuori posto. Una voglia di normalizzare tutto sull’onda del comando regionale. Mi pare che si concluda, la politica della casa riguarda soltanto una minoranza, per fortuna una esigua minoranza della società lombarda, le ALER sono pressoché sconosciute, e dunque chi se ne frega? Arraffiamo tutto quel che si può fare, perché così diamo poco nell’occhio. Nell’occhio non si dà con un provvedimento di questa natura, ma il problema è che si parla tanto rispetto ai problemi veri che interessano quelle minoranze assai esigue, ma che si trovano nella condizione di chiedere da parte delle istituzioni uno sforzo di comprensione e di aiuto molto forte. A me pare che questo provvedimento, e finisco, sia un provvedimento il più sbagliato possibile, nel momento più sbagliato possibile e con la logica più sbagliata possibile. Grazie. 25 giugno 2002

Allegato: Seduta_del_25_giugno_2002_ALER.rtf

Data: 08-02-2005



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