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Carenza e ritardi nella costruzione delle infrastrutture, piombo nelle ali della Lombardia (23/02/2001)

Il dibattito sulla carenza di infrastrutture di trasporto e di viabilità ha negli ultimi tempi conquistato le prime pagine dei giornali. Le denunce dei ritardi gravissimi che hanno ricadute pesanti sulla competitività delle industrie lombarde sono del tutto fondate. In Lombardia transita un terzo del trasporto merci italiano su gomma mentre vi è localizzata solo il nove per cento della rete stradale nazionale, escluse però le strade urbane che da noi rappresentano una cifra importante. I numeri relativi alle ferrovie seguono lo stesso modello. Le cause dell’arretratezza sono finanziarie, procedurali, investono la normativa sugli espropri, quella dei ricorsi al tribunale amministrativo e le questioni relative all’impatto ambientale. Il finanziamento è ovviamente un capitolo spinoso ma non sempre è il più decisivo. Quanto ha pesato la motivazione finanziaria nel ritardo clamoroso della Pedemontana? E quanto ha pesato invece il malfunzionamento del processo decisionale che tocca la responsabilità delle istituzioni, in particolare della Regione? La risposta a questi quesiti è chiara. Dopo tanti anni c’è ancora incertezza se la Pedemontana sarà un’autostrada oppure no. Scelta questa ineludibile se si vuole la realizzazione dell’opera in quanto il pedaggio permetterebbe il project-financing e cioè l’utilizzo di capitali d’investimento privati. Inoltre ancora oggi non è stato definitivamente deciso il percorso di questa grande infrastruttura. Il Governo e la Regione possono pure inserire nei rispettivi piani dei trasporti opere come la direttissima Milano-Bergamo-Brescia, la tangenziale est esterna di Milano, la connessione con il polo fieristico esterno di Rho-Pero oppure, per ciò che concerne la ferrovia, le linee ad alta capacità, il collegamento con il nuovo tunnel del S. Gottardo in Svizzera, la gronda nord che collegherebbe direttamente gli aeroporti di Malpensa e Orio al Serio in provincia di Bergamo. Ma queste previsioni di piano da sole non bastano se contestualmente non ci si fa carico della sostenibilità ambientale delle grandi opere e se non si coinvolgono le comunità locali fin dalla fase iniziale delle decisioni. Il rispetto dell’ambiente sarà sempre di più fattore decisivo per l’aggregazione del consenso necessario per la realizzazione delle opere. Se si continuasse da una parte con una visione vetero ambientalista e dall’altra con una sottovalutazione delle ragioni della vivibilità, non si farebbero passi avanti. Oggi esistono le condizioni per raggiungere convergenze importanti. Un recentissimo documento di Assolombarda, l’organizzazione degli industriali, afferma chiaramente che “la tutela ambientale deve essere recepita come fattore di orientamento delle politiche generali e settoriali”. è una posizione innovativa e molto interessante che corre parallela con la decisione politica recentissima di adottare finalmente il metodo maggioritario nella conferenza dei servizi di tutti gli enti interessati che ha il compito di approvare le opere da realizzare. La regola dell’unanimità conferiva a un singolo ente un inaccettabile diritto di veto. Tutto ciò non è però ancora sufficiente. La conferenza dei servizi interviene oggi nella fase autorizzativa, cioè nell’ultima fase di approvazione dei singoli progetti ed è spesso l’unica occasione nella quale gli enti territoriali coinvolti hanno la possibilità di far conoscere opinioni, obiezioni e proposte alternative. Elemento decisivo diventa anticipare l’intervento delle comunità locali nella fase strategica di decisione e di individuazione delle infrastrutture lasciando alla tradizionale conferenza solo il compito di una valutazione puntuale dei singoli progetti di carattere tecnico. La Comunità Europea sta decisamente procedendo verso una direttiva in questo senso. Il Ministro dei Trasporti Bersani ha recentemente dichiarato il suo assenso convinto e ha peraltro dimostrato come la politica delle infrastrutture abbia subito una forte accelerazione nell’ultimo periodo. Occorre muoversi anche in Lombardia in questa direzione, velocizzando al massimo le decisioni di propria competenza, ma evitando da un lato di sottostimare la problematica della sostenibilità ambientale e dall’altra la tentazione dirigistica di surrogare compiti e funzioni che spettano agli enti territoriali. Quest’ultima sarebbe una scorciatoia inaccettabile sul piano dell’interesse generale e produrrebbe solo una catena di reazioni non governabili e perciò un allungamento dei tempi ancora più insopportabile. 23 febbraio 2001

Allegato: Viabilità_e_infrastrutture_23.02.2001.rtf

Data: 08-02-2005



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