«Temo che dovremo aspettarci altri guai dai sindacati sulla vicenda Alitalia. E in questo le sigle potranno contare ancora una volta, come successo in passato, sul malsano supporto della politica ». Scuote la testa, Nicola Rossi. Il senatore di formazione liberal del Pd fa fatica a nascondere un certo disincanto per una vicenda che è stata gestita male e ora rischia di finire peggio, con l’ennesima infornata di lavoratori nel carrozzone pubblico.
Quando parla di guai si riferisce alla possibilità che i settemila esuberi vengano ricollocati nel perimetro della pubblica amministrazione?
Mi domando come fanno sindacalisti e politici a pensare di poter spostare persone che si sono occupate di aerei per tutta una vita alle poste o al catasto. Si perdono delle professionalità e contemporaneamente si penalizzano quei lavoratori che si sono invece preparati per un impiego negli uffici postali. Sempre che ci sia davvero bisogno di nuove assunzioni in questi settori…
Sembra una soluzione di stampo sovietico.
Più che altro una soluzione stupida. C’è chi pensa che i posti di lavoro si possano creare con la bacchetta magica.
Cosa fare invece? Se il Pd fosse al governo come dovrebbe comportarsi?
Bisognerebbe metter mano alla riforma degli ammortizzatori sociali, cosa che serve a tutti i lavoratori e non solo a quelli Alitalia.
La si aspetta da più di quindici anni. Vede, se c’è una cosa davvero bipartisan in Italia è la volontà di non fare le riforme. E poi il vero ammortizzatore sociale per la compagnia di bandiera c’era già e non costava nulla: si chiamava AirFrance. Il Partito democratico deve far capire agli italiani che l’operazione messa in piedi da Berlusconi non ha senso: ci perde lo stato, che non incasserà niente dalla privatizzazione; ci perdono i contribuenti, che si faranno carico di tutti i costi; ci perdono i consumatori, che vedranno aumentare le tariffe perché ci sarà meno concorrenza; ci perdono i lavoratori, visto che con i francesi gli esuberi erano di meno. Gli unici a guadagnarci sono i quindici imprenditori che, giustamente, fanno il loro interesse.
Però a guidarli c’è un certo Roberto Colaninno, da sempre collocato nella lista di imprenditori vicini a certi ambienti del Pd, e in aggiunta padre di Matteo, ministro ombra dello sviluppo economico.
Sono sicuro che Colaninno s’è imbarcato in questa avventura solo perché ha fiutato l’affare, non rappresenta nessuno schieramento politico. Per quanto riguarda Matteo è evidente che c’è un conflitto d’interessi ma bisognava pensarci prima.
Tornando al ruolo dei sindacati, non pensa che l’affaire Alitalia sia da monito per il Pd? Non si rischia troppo ad essere vicini alle loro posizioni, che si sono rivelate deleterie?
Il Pd deve essere vicino ai lavoratori e non ai sindacati. Questi ultimi hanno rinunciato da tempo a difendere l’interesse collettivo, ripiegando sulla semplice difesa a tutti i costi dei loro iscritti. Insomma, fanno il mestiere proprio di una corporazione e la politica non sempre trova la forza per opporsi a una visione particolaristica. Alitalia è un caso emblematico a proposito.
Passando all’altra parte politica, ormai è evidente che anche nella maggioranza c’è qualcuno, come il ministro Brunetta, che si batte contro la ricollocazione forzata dei dipendenti. Sorpreso?
Non proprio. Nel centrodestra convivono istanze semi-liberali con la destra sociale.
Tuttavia la prima è poco rappresentata e soccombe quasi sempre. In generale la maggioranza attuale non ha nel dna il rispetto delle leggi di mercato. Tutta l’operazione Alitalia è un mostro dal punto di vista di un sistema concorrenziale. E il risultato è che si rafforza l’immagine all’estero di un paese che non accetta regole.
Dando così l’ennesima buona ragione agli investitori stranieri che stanno alla larga dall’Italia.
Insomma, la classica soluzione all’italiana…
Sì, soluzione all’italiana è l’espressione giusta. Anche se non sa quanto mi dispiace che si chiami così.
Allegato: alitalia_nRossi.rtf
Data: 01-09-2008