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Adesso nel Pd è vera rivolta anti-Bonino (25/02/10)

di Emanuele Costanti (Il Riformista - 24/02/10)

Democrat. Dopo l'apertura ufficiale della campagna, la candidata diserta anche una tappa a Guidonia. D'Ubaldo, responsabile del programma: «Si fa prima a dire quali problemi non ha creato»
«Si fa prima a dire quali problemi non ha creato», sbotta lo stesso responsabile programma della campagna elettorale nel Lazio, l’ex dc di lungo corso e oggi senatore Lucio D’Ubaldo. La decisione di Emma Bonino di iniziare, ormai da due giorni, lo sciopero della fame e della sete a causa del macchinoso e penalizzante sistema di raccolta firme per la presentazione delle liste – sistema che, a suo dire, penalizza i Radicali – ha creato non pochi problemi, al Pd. Tecnico-organizzativi da un lato, come dice, per smussare i toni della polemica il coordinatore della campagna, Riccardo Milana (senatore a sua volta). Infatti, la Bonino è rimasta tutto il giorno a Milano anche ieri, dopo aver «disertato» (titolo dell’Unità) la presentazione di tutti i candidati presidenti organizzata dal Pd lunedì scorso al teatro Alibert, con tanto di nome della Bonino scritto grande, affianco a quello di Bersani.??E così, all’appuntamento elettorale già fissato in quel di Guidonia, a parlare al suo posto ieri pomeriggio c’era Milana. «Domani (oggi per chi legge, ndr.) torna, e si continua a lavorare», sbotta secco Milana, che pure non nasconde la “rivoluzione” subita dall’agenda. Per dirne un’altra, l’altro giorno la Bonino ha saltato anche un altro appuntamento non di poco conto, quello con la potente Confcommercio. Certo, pubblicamente il partito – specialmente quello di rito bersaniano – continua a fare quadrato intorno al candidato presidente, come già ha detto e ripetuto più volte lo stesso segretario nazionale Pierluigi Bersani. Anche il segretario del Pd laziale, Alessandro Mazzoli, ribadisce la sua solidarietà a Emma, intervenendo nel corso della direzione regionale del suo partito che si è tenuta ieri pomeriggio a Sant’Andrea delle Fratte, e sprona il Pd all’impegno e alla mobilitazione, annunciando anche che, entro oggi, vi sarà la definizione delle liste, a partire dai nomi del listino. Il centrodestra sfotte e punge, il problema resta e il malumore del Pd pure.??Lo ha reso palese, sul Corriere della Sera di ieri, la presidente nazionale Rosy Bindi, che ha accusato la Bonino di «slealtà» e rivelando di nutrire «sempre più dubbi», sulla sua candidatura. La leader radicale ha risposto, altrettanto a muso duro: «Invece di criticarmi faccia qualcosa, e ci aiuti», ha detto dai microfoni di Radio 2 Rai. Le critiche arrivano dal livello locale come da quello nazionale, dentro il Pd. E sono quasi trasversali alle aree. Il popolare Pierluigi Castagnetti, che non ha mai nascosto i suoi dubbi sulla stessa candidatura della Bonino, non vorrebbe fare altre polemiche, ma teme «una campagna elettorale tutta sulle spalle del Pd» e la scarsa, o quasi nulla, «capacità coalizionale dei radicali, che mettono sempre davanti loro stessi, rispetto alle logiche e alle esigenza della coalizione». Il veltroniano Stefano Ceccanti è un altro che nutriva dubbi ab urbe condita: «La candidatura Bonino poteva e può essere di tutti o solo dei radicali, ma nasce ambigua. Ecco perché avrei preferito le primarie».??Le battute del popolare Fioroni si sprecavano, l’altro ieri, alla kermesse nazionale del Pd («Speriamo che lo sciopero della fame non diventi uno sciopero di voti») e anche se il suo fidato luogotenente sul territorio e nel comitato Bonino, D’Ubaldo cerca, come gli altri maggiorenti del Pd, di metterci una pezza, malcontento e malumore continuano a serpeggiare. «La Bonino è la candidata di tutti – spiega paziente – e tale deve essere, non può venir meno al proprio ruolo o dimenticarsene, anche solo per 48 ore, abbandonando il Lazio e pensando solo ai radicali. Una cosa del genere, da parte di un candidato presidente di centrosinistra, non s’era mai vista».??E visto che le disgrazie non arrivano mai da sole, basta ascoltare uno stimato sondaggista come Roberto Weber per scoprire che «l’esibizione ostentata di un profilo radicale forte inficia la logica coalizionale della Bonino e si traduce in una minore capacità di presa sull’elettorato. Un problema ancora maggiore se si pensa che le due coalizioni sono molto vicine, la trasversalità di entrambi i candidati sta evaporando e si vince se si fa il pieno dei voti della propria parte politica». Nel Pd lo sconforto sale.



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